Terapia dell'ansia

Cura dell’ansia

Psicoterapia e cura dell'ansia
Scritto da Adriano Legacci

Non esiste un solo tipo di ansia. E non esiste un unico modo per curarla. Vediamo insieme quali sono le principali strategie terapeutiche per la cura dell’ansia.

Cura dell’ansia. Psicoterapia e altre strategie terapeutiche per la cura dell’ansia.

Cura dell’ansia. Gli approcci terapeutici al trattamento dell’ansia si diversificano a seconda dell’orientamento teorico di partenza e del carattere più o meno pervasivo della condizione ansiosa.

Dal momento che le modalità di manifestazione dell’ansia sono numerose, molto differenti tra loro e non necessariamente riducibili ad una dimensione psicopatologica, per la cura dell’ansia Borgna (1998) suggerisce l’utilizzo articolato di strategie terapeutiche differenziate e modulate sulla base della specifica realtà individuale, piuttosto che il ricorso a programmi terapeutici omogenei ed uniformi.

CURA DELL’ANSIA. AUTO CONSAPEVOLEZZA

Bracconier (2003), partendo dal presupposto che l’origine dell’ansia non sia da ricercarsi esclusivamente nell’individuo né esclusivamente nell’ambiente bensì nell’interazione tra queste due parti, sostiene che il soggetto ansioso possa acquisire una maggiore consapevolezza degli aspetti che favoriscono l’insorgere dell’ansia ed esercitare in tal modo un controllo su di essa.

L’autore evidenzia, in particolare, alcuni passaggi per raggiungere una migliore conoscenza dei meccanismi che alimentano la condizione ansiosa. Per la cura dell’ansia è utile che l’individuo si impegni a perseguire i seguenti obiettivi:

A. Conoscere i “filtri” personali che influenzano la propria percezione degli eventi e che sono in grado di trasformare il vissuto ansioso, amplificandolo o riducendolo. L’autore parla di 3 principali filtri:

1) La percezione soggettiva dell’evento, intendendo con questo il processo di valutazione attraverso il quale l’individuo che si trova in un determinato contesto, prima analizza la situazione, giudicando in che grado essa possa rappresentare una minaccia al proprio benessere, e poi sceglie le strategie di adattamento con cui affrontarla.

2) L’attuazione concreta delle strategie di adattamento, o meccanismi di coping, che possono realizzarsi sia nella forma di un processo di pensiero sia nella forma di un’azione. Il soggetto, prendendo conoscenza delle proprie strategie di coping, potrà lavorare sulla loro efficacia e utilizzarle allo scopo di ridurre l’insorgere dell’ansia.

3) La ricerca attiva del sostegno altrui, che può essere richiesto da parenti e amici o rivolgendosi a professionisti.

B. Conoscere i propri meccanismi di difesa e utilizzarli al meglio: Bracconier (2003) indica, tra i meccanismi di difesa che possono essere usati per rimodellare il significato soggettivo di un evento:

1) La rimozione, lo spostamento, l’allontanamento attraverso la distrazione, che può concretizzarsi, ad esempio, nella lettura di un libro o nella visione di un film che suscitano nel soggetto uno spostamento delle preoccupazioni grazie a un’identificazione automatica nel personaggio e al desiderio di identificazione con un personaggio positivo.

2) La formazione reattiva, che può consentire al soggetto di affrontare come una sfida un evento altrimenti vissuto in modo minaccioso

3) Il rivolgimento nel contrario o l’esagerazione degli aspetti positivi di una situazione

4) L’umorismo

C. Conoscere le proprie strategie di adattamento e utilizzarle al meglio.

Bracconier (2003) distingue tra strategie di evitamento e strategie vigili. Le prime hanno lo scopo di distogliere l’attenzione dalla tensione emotiva; possono essere di tipo cognitivo, come i giochi o gli interessi artistici, e di tipo comportamentale, come le attività sportive: risultano efficaci solo se il loro utilizzo è associato ad altre azioni che mirano ad affrontare lo stimolo stressante. Queste ultime appartengono al gruppo delle strategie vigili, che l’individuo mette in atto con due modalità principali: ricercando informazioni per giungere ad una migliore conoscenza della situazione e realizzando piani pensati per risolvere il problema. L’utilizzo di queste strategie può migliorare le capacità di controllo sull’ambiente esterno ed affinare, attraverso l’esperienza, le risorse personali; tuttavia, se la ricerca di informazioni portasse alla luce una situazione più grave del previsto, l’ansia potrebbe aumentare di intensità invece di attenuarsi (Bracconier, 2003).

CURA DELL’ANSIA. INTERVENTI DI PSICO EDUCAZIONE

Di frequente l’individuo che decide di rivolgersi ad uno specialista per la cura dell’ansia e per ricevere un trattamento dei sintomi ansiosi tende ad esporre il proprio disagio descrivendo un vago senso di malessere e dando maggior rilievo ai sintomi somatici dell’ansia (Marangoni & Lodi, 2015) come l’affaticabilità, la tensione muscolare, l’incapacità a rilassarsi e a concentrarsi, ponendo in secondo piano le manifestazioni psichiche (Lingiardi, 1991). Secondo Lingiardi (1991), questa tendenza, riscontrata soprattutto nella pratica del medico generico, a cui spesso il soggetto ansioso richiede un primo aiuto, dipende soprattutto da fattori socioculturali che, spingendo l’individuo ad investire in un rapporto sempre più diretto con le realtà contingenti materiali, inibiscono le capacità soggettive di auto-osservazione. Il soggetto ansioso, inserito in questo contesto, sarebbe dunque meno disposto a comunicare i risvolti psicologici dell’ansia poiché non ne possiede una sufficiente consapevolezza (Lingiardi, 1991).

Gli interventi di Psicoeducazione (nei quali rientra per esempio la Logoterapia Frankliana di cui parla Andrea Lisotti – 2015) partendo dal presupposto che la conoscenza sia la base su cui realizzare un cambiamento, hanno lo scopo di promuovere nel soggetto una maggiore consapevolezza del suo disagio, fornendogli informazioni sulla natura dell’ansia, sulle sue cause e sui possibili trattamenti (Bracconier, 2003).

Le informazioni fornite a scopo psicoeducativo sull’ansia (Anna Fontemaggi, 2020) comprendono indicazioni sia di carattere generale che specialistico e la loro quantità e qualità deve potersi adattare allo specifico individuo che in quel momento le riceve. Sulla scorta di questa nuova consapevolezza, lo specialista ed il soggetto interessato potranno successivamente discutere sulle varie possibilità operative e formulare un progetto specifico per la cura dell’ansia (Bracconier, 2003).

LE PSICOTERAPIE PER LA CURA DELL’ANSIA

Trattamenti psicoanalitici per la cura dell’ansia

Nella categoria dei trattamenti psicoanalitici si considera la psicoanalisi classica e le psicoterapie a orientamento psicoanalitico, che, pur presentando delle sostanziali differenze nei tempi e nelle modalità di attuazione, si rivolgono entrambe a soggetti disposti ad investire le proprie energie su un complesso lavoro interno esteso a tutta la personalità, in cui la conoscenza delle dinamiche che hanno condotto al sintomo e l’analisi delle resistenze al cambiamento si pongono come obiettivi fondamentali.

In relazione alla cura dell’ansia, l’approccio psicoanalitico considera il sintomo non come una malattia ma come una manifestazione esterna risultante da una varietà di fattori che, nell’arco della vita del soggetto, hanno contribuito alla formazione di conflitti e difetti (Pazzagli, Guerrini Degl’Innocenti, 2002).

Nell’ambito della relazione terapeutica per la cura dell’ansia, il soggetto ansioso può ricercare e comprendere il significato di stati d’animo e comportamenti apparentemente incomprensibili e acquisire consapevolezza dei vantaggi secondari che trae dal suo malessere e che ostacolano il processo di cambiamento. Una volta raggiunto un maggior grado di coscienza delle proprie dinamiche interne, può essere utile, per il soggetto ansioso, ricercare delle vie di sublimazione dei propri impulsi che gli consentano di incanalare parte della tensione emotiva in attività e interessi da cui trarre gratificazione (Bracconier, 2003).

Per la cura dell’ansia, in alternativa alla psicoterapia psicoanalitica, può essere presa in considerazione una psicoterapia supportiva che, traendo ispirazione dalla prima, fornisce un sostegno individuale mantenendosi sul piano del conscio e del preconscio e utilizzando tecniche simili a quelle usate nella psicoterapia psicoanalitica: l’interpretazione e la chiarificazione mantengono un ruolo centrale ma si fa ricorso anche a tecniche più attive:  l’incoraggiamento, il rinforzo dell’autostima, la ricerca di modalità di pensiero e di azione più funzionali al soggetto e l’esercizio al controllo delle emozioni (Bracconier, 2003).

Per la cura dell’ansia in molti casi la terapia psicoanalitica viene associata ad una tecnica di rilassamento che, se inserita all’interno di un programma terapeutico, può aiutare il soggetto a migliorare il controllo delle proprie risposte emotive (Bracconier, 2003; Francescina et al., 2004) e a correggere le eventuali credenze sull’impossibilità di esercitare un controllo sulle risposte fisiologiche (Barlow, Cohen et al., 1984; Öst, 1987; Borkovec e Mathews, 1988).

Anche l’utilizzo di tecniche EMDR  -associate ad un trattamento psicoanalitico o cognitivo comportamentale- si è rivelato utile per la cura dell’ansia

Psicoterapie cognitive-comportamentali per la cura dell’ansia

Cura dell’ansia nell’ambito delle psicoterapie cognitivo-comportamentali significa eliminazione o riduzione del sintomo e raggiungimento di un adeguato adattamento dell’individuo all’ambiente utilizzando tecniche comportamentali (come per esempio l’esposizione graduale alla situazione ansiogena) e tecniche di ristrutturazione cognitiva. In questo articolo di Valeria Palano (2016) è possibile trovare un esempio di tecniche cognitivo comportamentali per la cura dell’ansia.

Il trattamento per la cura dell’ansia prevede un lavoro di ricerca e valutazione delle aspettative e degli schemi cognitivi abituali e di una conseguente ricerca di schemi alternativi e più funzionali.

Ad esempio, la tecnica dell’ABC è uno strumento spesso utilizzato in psicologia cognitiva che ci aiuta a capire come reagiamo agli eventi della nostra vita. Ci mostra come i nostri pensieri influenzino le nostre emozioni e comportamenti; è una tecnica semplice ma efficace per individuare e cambiare pensieri negativi, descritta in dettaglio in “La tecnica dell’ABC per combattere l’ansia” (Patrizia Sabbatini, 2023).

Il processo di una terapia cognitivo-comportamentale per la cura dell’ansia persegue, secondo Bracconier (2003),  quattro obiettivi principali:

1) Costruire e mantenere  una relazione di fiducia tra paziente e terapeuta, che consenta di evidenziare al suo interno le stesse emozioni sperimentate e gli stessi schemi disfunzionali applicati nella realtà esterna, come ad esempio, la paura del giudizio altrui ed i conseguenti comportamenti di evitamento.

2) Aiutare il paziente ad esercitare un controllo sui propri stati emotivi.

3) Migliorare le capacità di autoaffermazione e le attitudini sociali con l’impiego di tecniche di gruppo, come i giochi di ruolo.

4) Modificare gli schemi centrali che sono alla base delle manifestazioni sintomatologiche.

Laddove l’ansia e le preoccupazioni si manifestino in modo continuo e pervasivo (come accade nel disturbo d’ansia generalizzato, là dove nel soggetto si instaurano e si rafforzano un senso di impotenza e scarsa auto-efficacia) lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale può dedicare parte della terapia a sostenere il paziente nello sviluppo di una serie di competenze (Franceschina et al., 2004). Se, ad esempio, le preoccupazioni del soggetto si concentrano nell’area delle relazioni interpersonali può essere utile aiutarlo nello sviluppo di social skills e abilità affermative, mentre l’individuo che sperimenta difficoltà nella gestione pratica della quotidianità può trarre maggior beneficio dall’apprendimento di tecniche di problem solving (Franceschina et al., 2004).

In molti casi la terapia cognitivo-comportamentale per la cura dell’ansia viene associata ad una tecnica di rilassamento che, se inserita all’interno di un programma terapeutico, può aiutare il soggetto a migliorare il controllo delle proprie risposte emotive (Bracconier, 2003; Francescina et al., 2004) e a correggere le eventuali credenze sull’impossibilità di esercitare un controllo sulle risposte fisiologiche (Barlow, Cohen et al., 1984; Öst, 1987; Borkovec e Mathews, 1988).

La psicoterapia “integrata” di Leigh McCulloug Vaillant per la cura dell’ansia

Bracconier (2003) include tra le possibilità di cura dell’ansia il metodo psicoterapeutico proposto da Leigh McCulloug Vaillant, psicologa e direttrice del Programma di Ricerca sulla Psicoterapia della facoltà di medicina di Harvard.

Tale tipo di terapia viene praticato anche in Italia.  E’ l’approccio comunemente utilizzato, in associazione con tecniche connesse alla psicoterapia interpersonale*, al training autogeno e alla meditazione,  a Padova presso il Centro di Psicologia Dr. Legacci.

Questo tipo di psicoterapia, definita integrata poiché basata sulla combinazione di un approccio psicoanalitico e di un approccio psicoeducativo di tipo cognitivo-comportamentale, ha lo scopo di promuovere nel paziente un cambiamento dei tratti disfunzionali del suo carattere. Avendo come obiettivo la cura dell’ansia, per sostenere il paziente nel superamento delle proprie resistenze e nella comprensione e conseguente modifica dei propri meccanismi di difesa e di coping, il terapeuta si pone cinque obiettivi principali (Bracconier, 2003):

1) Riconoscere i meccanismi di difesa che il soggetto utilizza abitualmente e che favoriscono l’accrescimento dello stato ansioso.

2) Promuovere il cambiamento di tali meccanismi a favore di altri più efficaci.

3) Costruire una relazione terapeutica che possa essere investita sul piano emotivo e, nell’ambito di questa, aiutare il paziente a riconoscere i sentimenti che provocano il continuo senso di minaccia, come la colpa e le principali cause di preoccupazione.

4) Partendo dall’analisi di situazioni realmente vissute, rintracciare insieme al paziente le caratteristiche dell’affetto che in quella determinata situazione gli avrebbero consentito di vivere un’esperienza equilibrata sul piano emotivo.

5) Promuovere nel soggetto la costruzione di nuove rappresentazioni interne, sia di sé che degli altri, e sostenere la creazione di nuove relazioni di attaccamento che il paziente, avendo raggiunto una maggior consapevolezza degli affetti sottostanti alle dinamiche messe in atto nelle precedenti relazioni interpersonali, potrà ora vivere più serenamente.

La *psicoterapia interpersonale per la cura dell’ansia

La psicoterapia interpersonale per la cura dell’ansia si attua lungo un programma terapeutico di breve durata (tra le dodici e le sedici sedute rinnovabili) e si fonda su alcuni principi fondamentali, riassunti da Bracconier (2003) nei seguenti punti:

  • La spiegazione dei fattori che sono alla base della formazione del carattere ansioso, ovvero temperamento, educazione ed eventi passati, fattori di stress scatenanti; è necessario inoltre riconoscere il ruolo che il soggetto ansioso attribuisce ad ognuno di questi fattori relativamente all’insorgenza della sua condizione ansiosa.
  • L’esame di ciò che collega l’insorgere dell’ansia agli eventi vissuti quotidianamente e l’analisi degli eventi che abitualmente amplificano lo stato ansioso.
  • Il riconoscimento delle difficoltà interpersonali e del ruolo che rivestono nella vita del soggetto.
  • Un tipo di intervento attivo da parte del terapeuta, che mediante specifiche tecniche quali giochi di ruolo o ristrutturazioni cognitive, aiuta il paziente ad acquisire o migliorare le capacità di gestione della propria ansia e le capacità di autoaffermazione.

Psicoterapie familiari o sistemiche per la cura dell’ansia

Nei casi in cui l’aiuto terapeutico per la cura dell’ansia venga richiesto non individualmente bensì da un nucleo familiare, può essere utile il ricorso ad un approccio sistemico, che individua la famiglia come un sistema da cui dipendono gli equilibri che in essa si generano e si mantengono (Bracconier, 2003).

Secondo questo approccio, l’individuo non può essere isolato dal suo contesto di vita, nell’ambito del quale sviluppa necessariamente diversi tipi di interazioni e relazioni che si ripercuotono su tutti i componenti del gruppo.

Se uno o più membri della famiglia sono soggetti ansiosi, l’equilibrio di tutto il sistema familiare può essere influenzato negativamente da specifici processi comunicativi di natura principalmente ansios che, stabilendosi nel tempo, possono cristallizzarsi in modalità di funzionamento rigide e poco funzionali a tutti i componenti del gruppo familiare.

Un intervento di tipo sistemicoper la cura dell’ansia può, in questi casi, rendere manifesti questi processi ed innescare la realizzazione di nuovi equilibri che consentano, sia all’intero gruppo sia ai singoli membri, di migliorare le capacità di adattamento ed affrontare con maggiore flessibilità gli eventi della vita (Bracconier, 2003).

Bibliografia sull’ansia

Sull'Autore

Adriano Legacci

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