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Tecniche di assessment e valutazione dell'ansia

Valutazione dell'ansia

La valutazione diagnostica, come suggerisce Lingiardi (1991), deve fondarsi primariamente su un “ragionamento semeiologico analitico” (p. 16):
esso prevede in primo luogo un' attenta analisi dei differenti aspetti dell'ansia, che, solo quando saranno adeguatamente integrati tra loro, potranno convalidare l'impressione globale che il diagnosta ha ricavato dalle manifestazioni cliniche osservate.

L'utilizzo di specifiche scale di valutazione ha generalmente lo scopo di stabilire se l'ansia presenti le caratteristiche di uno stato emotivo stabile e persistente (ansia di tratto) o piuttosto di una condizione temporanea riferita ad un determinato momento o situazione (ansia di stato).

Lingiardi (1991), nell'ambito del ragionamento semeiologico analitico, suggerisce di cominciare la valutazione stabilendo se l'oggetto che si desidera indagare sia uno stato d'ansia attualmente esperito dal soggetto o piuttosto una caratteristica strutturale, legata alla sua personalità e al suo stile di vita.

Uno strumento frequentemente utilizzato per la misurazione dell'ansia di stato e di tratto è lo State-Trait Anxiety Inventory (STAI-Y), ideato da Spielberger nel 1964 e stampato nel 1970 (Franceschina et al., 2004).

Lo STAI-Y si presenta suddiviso in due scale (Y1 e Y2), che valutano rispettivamente l'ansia di stato, tramite domande riferite a come il soggetto si sente al momento della somministrazione del questionario, e l'ansia di tratto, con domande che indagano come il soggetto si sente abitualmente (Franceschina et al., 2004). E' possibile in tal modo operare una prima discriminazione tra l'ansia intesa come sintomo e l'ansia espressa come modalità abituale di risposta agli stimoli esterni (Lingiardi, 1991).

 

A cura di Adriano Legacci e Serena Terigi